Milano, galleria del Conte Emanuele Castelbarco, Bottega di Poesia, situata in via Montenapoleone 14, la prima mostra personale di Tamara de Lempicka, nel 1925 ha come sfondo questo luogo.
Pittrice cosmopolita e icona dell’Art Déco, Tamara de Lempicka ha creato immagini che sono diventate il simbolo di un’epoca: “i folli” anni Venti e Trenta di cui diventa la più brillante interprete, rappresentando la donna emancipata, libera, indipendente e trasgressiva.
Tamara coltiva il suo talento artistico e allo stesso tempo costruisce con cura la propria immagine di donna elegante e sofisticata, diventando presto la protagonista stravagante della mondanità internazionale, vivendo tra la Russia e Parigi per poi arrivare in Italia e negli Stati Uniti e passare gli ultimi anni della sua vita in Messico.
Tamara, già sposa di Tadeusz Lempicki, lascia San Pietroburgo sotto l’assedio bolscevico, e inizia una nuova vita a Parigi dove nasce la figlia Kizette. Memore dell’arte russa di ispirazione cubista, allieva a Parigi di André Lhote, Tamara de Lempicka si presenta al mondo dell’arte parigino esponendo nel 1922; tra i suoi primi ritratti, quello dedicato proprio alla figlia, Portrait d’une fillette avec son ourson (1922), La bohémienne (1923), Danseuse russe (1923-1924).
Il successo e il lancio internazionale avvengono in Italia con la personale di Milano del 1925.
Il legame della Lempicka con l’Italia ha origini lontane, quando nel 1911, ancora fanciulla, visita i musei di Firenze, Roma, Venezia accompagnando la nonna Clementine in un viaggio; la passione per l’arte italiana, in particolare per Botticelli, Raffaello e Pontormo, nasce proprio in questo periodo; da questi grandi artisti riprende numerosi studi: disegni e schizzi di figure sono riutilizzati in modo evidente in molte sue opere. L’Italia è anche il teatro di molti suoi amori: dal marchese Guido Sommin al conte veneziano Vettor Marcello, a Gino Puglisi, importante collezionista di Tamara.
Qualche anno dopo, siamo nel 1928, divorzia dal marito. La vita familiare degli ultimi anni è burrascosa: Tadeusz non tollera le sue relazioni, l’uso di cocaina, le notti passate nei locali, i rientri al mattino e le lunghe sedute di lavoro ascoltando Wagner a tutto volume. Alla fine dello stesso anno diventa l’amante del barone Kuffner. Poco dopo si trasferisce negli Stati Uniti per dipingere un ritratto e decide di rimanervi per quattro mesi.
È il 1932, si susseguono una lunghissima serie di mostre in cui espone le sue opere: Tamara è ormai un’affermata artista a livello internazionale; nello stesso anno una forte crisi depressiva la colpisce quando apprende che l’ex marito Tadeusz sta per sposarsi con Irene Spiess . Nel 1934 si sposa con il barone Kuffner: il matrimonio è per Tamara una sicura sistemazione sociale ed economica, della quale non ha peraltro bisogno in questo momento, perché “guadagna più di quanto riesce a spendere”, nonostante l’alto tenore di vita. Tra i due esistono accordi precisi, secondo i quali ognuno ha la massima libertà sessuale. La depressione di Tamara intanto peggiora, finchè nel 1935 arriva a un punto di non ritorno: verso settembre inizia una cura a Salsomaggiore e, secondo il suo racconto, si reca disperata in un convento vicino Parma, dove incontra la Madre superiora poi ritratta nel dipinto Musée des Beaux-Arts. La suora, sul cui volto leggeva “tutta la sofferenza del mondo”, riesce a sollevarla; dal dipinto Tamara non si separerà mai, considerandolo il più prezioso.
Nel 1939 si trasferisce a New York dove la stampa però accoglie con scetticismo il suo lavoro poia Cuba e poi ancora negli Stati Uniti. Tamara inizia a dare feste con duecento-quattrocento invitati. Conosce Greta Garbo, il suo idolo, che diventa per lei una specie di ossessione; ogni volta che parla con la stampa la cita, e annuncia che sta dipingendo un suo ritratto. Compare in almeno dodici giornali la foto di Joffé in cui è ritratta in tutta la sua ricchezza: cappello nero con veletta, unghie laccate, tre file di perle, orecchini e bracciali con diamanti. A fine luglio arrivano a Beverly Hills Kizette e Louisianne Kuffner, nata dal primo matrimonio del barone, che sono scappate dalla Francia con documenti falsi. Tamara presenta Kizette come sua sorella, visto che dichiara di non avere figli.
Il 7 aprile 1941, alla Julian Levy Gallery, inaugura la sua personale: Tamara de Lempicka / Baroness de Kuffner: nel titolo inserisce anche il titolo nobiliare; il catalogo è introdotto da un testo di André Maurois, le opere esposte sono ventidue. In assoluta contraddizione con la vita sfarzosa che conduce a Hollywood, così stravagante da stupire gli americani e interessare la stampa, le opere esposte sono tutte di tematica religiosa o “poverista”.
Nel 1942 inaugura la mostra a Milwaukee, all’Art Center.
Nl 1945 i Kuffner ottengono la cittadinanza americana, e partono per l’Europa.
Per un decennio Tamara decide di non esporre nulla, nel 1972 a Parigi, la mostra alla Galerie du Luxembourg, sancisce il suo ritorno sulla scena.
Dal 1975, le opere della Lempicka ora sono inserite nelle mostre sugli anni Venti e Trenta, considerate come il documento più fedele dello spirito del tempo.
Gli anni successivi sono segnati dalla malattia e da continui ricoveri in ospedale: muore nella notte del 18 marzo del 1980, stroncata da difficoltà respiratorie. Il 27 marzo una Messa è celebrata nella cattedrale, e poi Contreras e Kizette salgono su un elicottero. È una giornata ventosa, con difficoltà viene raggiunto il fianco del vulcano e le ceneri vengono sparse sul Popocatepetl, secondo i suoi desideri.

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