Sottocoperta presenta la nuova collezione Beachwear a Pitti Bimbo n°73

 Sottocoperta si presenta a Pitti Bimbo n° 73 lanciando in anteprima, per buyer e giornalisti, la nuova linea di Beachwear per neonato e bambini (9 mesi – 12 anni).

 La collezione è realizzata con tessuti 100% made in Italy con alta resistenza al cloro, all’acqua marina e filtri contro i raggi UVA e UVB, per proteggere la pelle sensibile dei bambini dall’esposizione solare.

 COLLEZIONE GIRL

La collezione mare neonata e girl per la prossima estate è romantica e molto femminile.

Una linea con proposte di costumi da bagno e capi per la spiaggia e il tempo libero: stampe colorate con gustose ciliegie si alternano  a quelle più soft e delicate dai toni pastello, con fantasie a righe e pois.

I modelli sono pensati con materiali molto confortevoli e adatti ai bambini, quali la microfibra e il jersey stretch.

 COLLEZIONE BOY

La collezione neonato e boy per l’estate 2012 è piena di allegria, con capi colorati e divertenti ideali per il gioco sulla spiaggia.

I modelli proposti sono facilmente interscambiabili tra di loro: costumi da bagno in lycra, boxer in tela e completi in jersey disponibili con stampe all-over e proposte multi-color alternate agli abbinamenti più classici di bianco/blu e bianco/azzurro per un’estate all’insegna dell’allegria!

www.sottocoperta.com

 

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Primavera

Direttamente da Kate Spade, New York

 

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eco-friendly bags: ad ognuno la sua!

In principio era la shopper I’m not a plastic bag che fece della borsa in cotone un oggetto cult. Oggi  Anya Hindmarch ci riprova, presentando  Wine Tote, la borsa per gli amanti ecofriendly del vino.

Oltre ad Anya però, un’incredibile quantità di idee per fashion e green addicted si sono affacciate sul panorama internazionale.

Mare, avventura, libertà e tradizione per le creazioni di Elena Filippini per Kevlove: borse, borsoni e sacche da marinaio create riutilizzando le vele delle imbarcazioni, kevlar, dacron, carbonio, grilli e ganci nautici (la mia è arrivata da poco ed è meravigliosa!). Pezzi unici realizzati seguendo i gusti della clientela con una passione ereditata dal papà che nel 1959 crea la Veleria Velnova, e la fiducia in un futuro diverso e più sostenibile.

Si chiama Big Bubble Bags il marchio italiano nato dall’idea di riciclare i materiali plastici di scarto della Tecnopack, azienda leader nei materiali di imballaggio: nasce così il Laplam, materiale in plastica riciclata ed aria, leggerissimo e resistente, ideale per creare queste borse rifinite a mano e proposte in tre collezioni, Eco Classic, la prima nata, Eco trip composta da tre borse da viaggio, ed Eco-chic che propone modelli più ricercati.

Cosa dire poi  del brand americano Ecoist, che realizza borse utilizzando intrecci di carte di merendine e di bevande, vantando anche la piena collaborazione di marchi come Coca Cola!  Per ogni borsa venduta inoltre viene piantato un albero, e siamo già arrivati a quota 80 mila…

E per finire una grande parentesi sul riciclo del PVC: senza niente da invidiare alle famose eco-borse Freitag, una serie di progetti tutti italiani che utilizzano i banner pubblicitari per realizzare borse colorate resistenti ed eco-friendly. Da Garbagelab a ProgettoContinuo fino al progetto “Malefatte… di città di Venezia”, ideato dallo staff dell’Ufficio Grafico del Comune di Venezia e realizzato in collaborazione con l’Ufficio Servizio Civile e con la cooperativa Rio Terà dei Pensieri, che dal 1994 svolge attività di formazione professionale, spesso unita alla produzione di manufatti, all’interno delle carceri della città lagunare.

A voi la scelta!

 

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variazioni sul tema

per tutti quelli che…quanto mi piace la Moleskine!

 

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Icone di Stile: Maria Antonietta

Ho imparato a conoscere la figura della regina Maria Antonietta da bambina quando nei pomeriggi, dopo la scuola, stavo incollata alla tv (erano i mitici anni ’80) e non perdevo una puntata dei cartoni animati cult dell’epoca: Lady Oscar e La Stella della Senna (anche se per dovere di cronaca il vero titolo della serie era Il Tulipano Nero); l’ho ritrovata poi nei libri di scuola e qualche tempo fa, sul grande schermo, protagonista del nuovo film in costume della geniale regista Sofia Coppola.

Maria Antonietta è universalmente riconosciuta come icona di bellezza e stile e si può certamente affermare che la moda non la seguiva, ma “la faceva”, e veniva presa a modello dalle nobildonne di tutte le corti d’Europa.

Uno stile personale, in chiave Rococò, quando ancora giovanissima fece il suo ingresso alla corte di Francia, promessa sposa al nipote di re Luigi XV; pizzi, merletti, rouches, volant e l’immancabile corpetto con stecche di balena sono i protagonisti di abiti dalla forte presenza scenica al limite della stravaganza.

Dopo la nascita della primogenita Charlotte, Maria Antonietta iniziò uno stile di vita più ritirato lontano dalle feste e dalla mondanità di Versailles nel suo rifugio al Petit Trianon: è di questo periodo il passaggio a uno stile più semplice, elegante e privo di fronzoli, il guardaroba si arricchisce di abiti di mussola bianca a vita alta che verso il 1775 divennero famosi con il nome di chemise à la Reine.

 

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Castello di Belgioioso 17 Ottobre: è tempo di Vintage

Nata anni fa la mostra mercato del Castello di Belgioioso, vicino Pavia, è il punto di riferimento per chi ama l’abbigliamento e gli accessori vintage. Abiti anni ’50, borse che profumano di vera pelle, morbidi foulard di seta, bauli un tempo nascosti in vecchie soffitte questo e altro ancora propongono gli espositori presenti al Castello due volte l’anno, ad Aprile e Ottobre.
Ma perchè vintage? Il termine coniato, inizialmente, per i vini vendemmiati e prodotti nelle annate migliori, è poi diventato sinonimo dell’espressione d’annata; con la parola vintage si intende la moda d’epoca intesa come patrimonio storico e culturale rappresentato da capi d’abbigliamento, accessori e bijoux; l’abito o l’accessorio che si differenzia e contraddistingue dal generico “second hand” (l’usato) poiché la caratteristica principale non è quella di essere stato utilizzato in passato quanto piuttosto il valore che progressivamente ha acquisito nel tempo, per le sue doti di irripetibilità nonché per essere testimonianza dello splendore di un’epoca passata e per aver segnato profondamente alcuni tratti iconici di un particolare momento storico della moda.

Passeggiare per gli spazi espositivi del Castello è come camminare per le varie epoche della moda: si passa dal vintage dei colorati anni ’50, alle stampe degli anni ’60 fino all’abbigliamento dei favolosi anni ’80 tutto lustrini e paillettes; ogni singolo capo rimanda a un’epoca e racconta la storia di un periodoHE1308-001JG9634-001HR3194-001, di un luogo, di un momento.

 

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Icone di Stile: Tamara de Lempicka

Milano, galleria del Conte Emanuele Castelbarco, Bottega di Poesia, situata in via Montenapoleone 14, la prima mostra personale di Tamara de Lempicka, nel 1925 ha come sfondo questo luogo.

Pittrice cosmopolita e icona dell’Art Déco, Tamara de Lempicka ha creato immagini che sono diventate il simbolo di un’epoca: “i folli” anni Venti e Trenta di cui diventa la più brillante interprete, rappresentando la donna emancipata, libera, indipendente e trasgressiva.
Tamara coltiva il suo talento artistico e allo stesso tempo costruisce con cura la propria immagine di donna elegante e sofisticata, diventando presto la protagonista stravagante della mondanità internazionale, vivendo tra la Russia e Parigi per poi arrivare in Italia e negli Stati Uniti e passare gli ultimi anni della sua vita in Messico.
Tamara, già sposa di Tadeusz Lempicki, lascia San Pietroburgo sotto l’assedio bolscevico, e inizia una nuova vita a Parigi dove nasce la figlia Kizette. Memore dell’arte russa di ispirazione cubista, allieva a Parigi di André Lhote, Tamara de Lempicka si presenta al mondo dell’arte parigino esponendo nel 1922; tra i suoi primi ritratti, quello dedicato proprio alla figlia, Portrait d’une fillette avec son ourson (1922), La bohémienne (1923), Danseuse russe (1923-1924).

Il successo e il lancio internazionale avvengono in Italia con la personale di Milano del 1925.

Il legame della Lempicka con l’Italia ha origini lontane, quando nel 1911, ancora fanciulla, visita i musei di Firenze, Roma, Venezia accompagnando la nonna Clementine in un viaggio; la passione per l’arte italiana, in particolare per Botticelli, Raffaello e Pontormo, nasce proprio in questo periodo; da questi grandi artisti riprende numerosi studi: disegni e schizzi di figure sono riutilizzati in modo evidente in molte sue opere. L’Italia è anche il teatro di molti suoi amori: dal marchese Guido Sommin al conte veneziano Vettor Marcello, a Gino Puglisi, importante collezionista di Tamara.
Qualche anno dopo, siamo nel 1928, divorzia dal marito. La vita familiare degli ultimi anni è burrascosa: Tadeusz non tollera le sue relazioni, l’uso di cocaina, le notti passate nei locali, i rientri al mattino e le lunghe sedute di lavoro ascoltando Wagner a tutto volume. Alla fine dello stesso anno diventa l’amante del barone Kuffner. Poco dopo si trasferisce negli Stati Uniti per dipingere un ritratto e decide di rimanervi per quattro mesi.
È il 1932, si susseguono una lunghissima serie di mostre in cui espone le sue opere: Tamara è ormai un’affermata artista a livello internazionale; nello stesso anno una forte crisi depressiva la colpisce quando apprende che l’ex marito Tadeusz sta per sposarsi con Irene Spiess . Nel 1934 si sposa con il barone Kuffner: il matrimonio è per Tamara una sicura sistemazione sociale ed economica, della quale non ha peraltro bisogno in questo momento, perché “guadagna più di quanto riesce a spendere”, nonostante l’alto tenore di vita. Tra i due esistono accordi precisi, secondo i quali ognuno ha la massima libertà sessuale. La depressione di Tamara intanto peggiora, finchè nel 1935 arriva a un punto di non ritorno: verso settembre inizia una cura a Salsomaggiore e, secondo il suo racconto, si reca disperata in un convento vicino Parma, dove incontra la Madre superiora poi ritratta nel dipinto Musée des Beaux-Arts. La suora, sul cui volto leggeva “tutta la sofferenza del mondo”, riesce a sollevarla; dal dipinto Tamara non si separerà mai, considerandolo il più prezioso.
Nel 1939 si trasferisce a New York dove la stampa però accoglie con scetticismo il suo lavoro poia Cuba e poi ancora negli Stati Uniti. Tamara inizia a dare feste con duecento-quattrocento invitati. Conosce Greta Garbo, il suo idolo, che diventa per lei una specie di ossessione; ogni volta che parla con la stampa la cita, e annuncia che sta dipingendo un suo ritratto. Compare in almeno dodici giornali la foto di Joffé in cui è ritratta in tutta la sua ricchezza: cappello nero con veletta, unghie laccate, tre file di perle, orecchini e bracciali con diamanti. A fine luglio arrivano a Beverly Hills Kizette e Louisianne Kuffner, nata dal primo matrimonio del barone, che sono scappate dalla Francia con documenti falsi. Tamara presenta Kizette come sua sorella, visto che dichiara di non avere figli.

Il 7 aprile 1941, alla Julian Levy Gallery, inaugura la sua personale: Tamara de Lempicka / Baroness de Kuffner: nel titolo inserisce anche il titolo nobiliare; il catalogo è introdotto da un testo di André Maurois, le opere esposte sono ventidue. In assoluta contraddizione con la vita sfarzosa che conduce a Hollywood, così stravagante da stupire gli americani e interessare la stampa, le opere esposte sono tutte di tematica religiosa o “poverista”.
Nel 1942 inaugura la mostra a Milwaukee, all’Art Center.
Nl 1945 i Kuffner ottengono la cittadinanza americana, e partono per l’Europa.

Per un decennio Tamara decide di non esporre nulla, nel 1972 a Parigi, la mostra alla Galerie du Luxembourg, sancisce il suo ritorno sulla scena.
Dal 1975, le opere della Lempicka ora sono inserite nelle mostre sugli anni Venti e Trenta, considerate come il documento più fedele dello spirito del tempo.
Gli anni successivi sono segnati dalla malattia e da continui ricoveri in ospedale: muore nella notte del 18 marzo del 1980, stroncata da difficoltà respiratorie. Il 27 marzo una Messa è celebrata nella cattedrale, e poi Contreras e Kizette salgono su un elicottero. È una giornata ventosa, con difficoltà viene raggiunto il fianco del vulcano e le ceneri vengono sparse sul Popocatepetl, secondo i suoi desideri.

tamara's pictures

 

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Fine estate

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